Violenza nelle scuole. Cosa sta succedendo?

Martedì scorso, nella scuola media Cameroni di Treviglio, una professoressa è stata spintonata e insultata da un alunno. Un altro professore, intervenuto in aiuto della collega, è stato a sua volta pesantemente insultato. Solo il Corriere della Sera ha riportato la notizia, ma a me il fatto sembra degno di interesse e riflessione. Di certo, dopo gli ultimi eventi di Lucca e Velletri, non bisogna essere pedagogisti per capire che qualcosa sta andando per il verso sbagliato. L’attenzione pubblica è nuovamente concentrata sulla violenza all’interno delle scuole. Episodi così frequenti denotano la presenza di un problema serio, che richiede una soluzione concreta. Scuola ed educazione sono due parole fortemente legate tra loro. Comportamenti così al limite sono inaccettabili, soprattutto in un luogo che dovrebbe rappresentare l’istruzione, il rispetto e la convivenza. Casi come questo non devono accadere e non possono ripetersi. Inutile ormai incolpare questa o quella parte in causa: genitori troppo permissivi o assenti, adolescenti che hanno perso le figure di riferimento e che pensano tutto sia possibile. Le punizioni sono sacrosante, la responsabilità non si nega, ma non bastano a colmare il vuoto di parole e di speranze di ragazzi che spesso hanno situazioni difficili alla base del proprio comportamento. “Solo l’educazione è capace di salvare la nostra società" ha detto un grande educatore come Jaen Piaget. Io ci credo. Questo è stato il tema anche del bel convegno che si è svolto recentemente all'Istituto Facchetti di Treviglio. Il cuore di ogni rapporto umano è la relazione tra persone, lo scambio emotivo che riconosce l'altro e lo aiuta a crescere. Di questo ci dobbiamo tutti fare carico, non solo la scuola ma noi tutti, comunità di persone che si riconoscono in valori condivisi perchè solo in questo modo educazione e rispetto possono tornare a essere riconosciuti come valori fondanti della nostra società.

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