FIGLI AL 50%: LA LOGICA DEL MERCATO NON FA SCONTI

Si può ridurre un bambino a una proprietà? Qualcosa da spartire come se fosse un'auto o un pezzo di terreno? Una logica economica, mercantile anzi da mercato. E' assurdo ma è vero. E' uno dei capisaldi del nuovo decreto Pillon. In cui al primo posto non ci sono i diritti dei figli ma quelli dei genitori che si separano. Facciamo 50 e 50 senza guardare in faccia al figlio. Vivrà metà del tempo con un genitore e metà con l'altro. Solo chi non ha mai aperto un libro di psicologia infantile può non sapere che per crescere un bambino ha bisogno di punti fermi, una casa principale come punto di riferimento. Ma la cultura e le competenze ormai non contano niente, valgono solo i rapporti economici, sono quelli che devono dar forma alla nostra vita. E' il mercato che vince e si mangia i diritti anche quelli dei più piccoli e il suo verdetto è quello giusto anche se spietato: chi è più forte vince.

E vince davvero perché quel 50 e 50 non tiene poi conto nemmeno delle condizioni economiche dei due genitori, li mette sullo stesso piano e basta, li costringe a mediare come due aziende, senza neanche considerare se il papà picchia la mamma, per il mercato c'è sempre una possibilità di mettersi d'accordo e quel che conta sono i soldi, chi ne ha di più ha ragione e l'altra parte si deve mettere d'accordo o rinunciare alla causa e soffrire in silenzio.

Questo è il disegno di legge Pillon, una precarizzazione dei diritti umani, innanzitutto dei figli e poi delle madri. Il Consiglio delle Donne di Treviglio si è espresso contro queste proposte e, unitamente alla collega Cristina Ronchi e mi auguro altre consigliere e consiglieri, presenterò una mozione che sarà discussa nel prossimo Consiglio Comunale. Treviglio non può fare finta di niente. Tutti e soprattutto chi è nelle istituzioni deve far sentire la sua voce.

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