Non solo meteoriti

Dare dell’eroe significa lavarsi le mani, favorire la legittimazione del disinteresse, delegare le battaglie e, soprattutto, significa non indagare le ragioni per cui quelle battaglie sono nate. Insomma, mitizzare serve a guardare gli eventi come fossero meteoriti che fatalmente precipitano in un punto a caso dell’universo. Sono le parole di Nuto Revelli che metteva in guardia dalla mitizzazione della Resistenza, ma valgono anche per noi, oggi, di fronte all’emergenza sanitaria che ci costringe in casa da settimane. Ci basta mitizzare medici e infermieri, gli “eroi” di questi giorni per poi, passata l’emergenza, tornare alla vita e ai comportamenti di prima? Io credo non basti. Dovremo piuttosto interrogarci sul perché ci siamo trovati in questa situazione, che cosa non ha funzionato e che cosa è necessario cambiare per vivere meglio o addirittura, come ci insegna la dura lezione di questi giorni, per non morire. Guardiamo dalle nostre finestre le strade vuote di una città deserta e ci rendiamo conto di quanto sia vitale avere i negozi aperti in centro, scambiare due parole, incrociare gli sguardi e i sorrisi dei nostri concittadini. Ce lo ricorderemo anche quando l’emergenza sarà alle spalle? Compreremo un po' meno in internet o nei grandi centri commerciali e varcheremo più spesso le soglie dei piccoli negozi della nostra città? In questi giorni l’aria è meno inquinata, il satellite ci mostra che il buco dell’ozono si sta chiudendo e sui social si vedono le immagini degli animali che si riprendono spazi nelle città. Riusciremo a non invertire la rotta su questo? A rispettare di più il pianeta e gli altri esseri viventi, ad esempio usando di più la bicicletta al posto della macchina e consumando meno? Torneremo al lavoro con la consapevolezza che la tecnologia, le infrastrutture digitali e l’innovazione sono strumenti fondamentali, che sulla ricerca bisogna investire, che la sanità pubblica è un bene prezioso, anzi, irrinunciabile e guarderemo con meno benevolenza, mi auguro, chi evade le tasse e toglie a chi è più fragile. In questi giorni i trevigliesi hanno mostrato di essere una comunità rispettosa e solidale, combattiva, sempre oltre l’odio e le divisioni. Facciamo di questo periodo e di questa Pasqua un vero momento vero di Resurrezione. Allora, prima apriamo e poi diamoci le mani affinché nuove idee, energie, progetti e valori prendano il volo.

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