MANGIARE O RESPIRARE? IL DILEMMA DELL'ECOLOGISTA TREVIGLIESE.


Mi sono immaginato a cosa potrebbe pensare un ecologista trevigliese che, scorrendo la propria bacheca di Facebook, si ritrovi faccia a faccia con il provocatorio quesito proposta da Laura: ‘Meglio mangiare che respirare?’. Esplorando i pensieri di questo personaggio fittizio - o, forse, non troppo - condivido una breve riflessione, prendendo ispirazione anche dalle diverse interazioni dei cittadini con il suddetto post. Con questo primo articolo per il blog #FAREMEGLIO, a metà strada tra scrittura creativa e attivismo locale, desidero allinearmi alla crescente richiesta di forme di produzione di conoscenza alternative, capaci di conciliare l’ambito di studi dell’ecocritica e forme di ‘public engagement’ (Si veda, a tal proposito, l’impegno di ASLE Association for the Study of Literature and the Environment, di cui sono membro, a stimolare questo tipo di progetti.[1])


Grazie, pertanto, a Laura e al team di #FAREMEGLIO per la possibilità di pubblicare su questa piattaforma. E buona lettura.

Stefano Rozzoni

rozzoni.stefano@gmail.com


*


Mangiare e respirare sono certamente annoverati tra i bisogni primari degli esseri umani. Non si può pensare di (soprav)vivere senza alimenti oppure senza ossigeno. Tuttavia, in contesti del mondo privilegiati come quello in cui viviamo, dove tali beni sono pressoché accessibili a tutti, diventa importante riflettere sulla qualità di cosa mangiamo e cosa respiriamo.


Sotto questo punto di vista, la situazione di Treviglio può dirsi meno fortunata rispetto ad altri luoghi. Riflettiamo su tale questione per punti:


a) Respirare:


Come risaputo, viviamo in una delle zone più inquinate al mondo: non solo Bergamo e Brescia presentano il tasso di mortalità da particolato fine (PM 2.5) più alto d’Europa;[2] altri possibili effetti sulla salute sono al vaglio dei ricercatori, compresa la possibilità che l’inquinamento atmosferico abbia contribuito ai tragici effetti della pandemia sul nostro territorio. Eppure, nonostante l’evidenza, si assiste impassibili alla mancanza di politiche locali volte ad avviare un cambio di passo deciso che preveda, ad esempio, una drastica riduzione degli agenti inquinanti di aziende e privati, oppure che incoraggi uno stile di vita che porti la città a respirare meglio.


b) Mangiare:


È risaputo come la dieta mediterranea sia una delle migliori alimentazioni al mondo, se non altro, dal punto di vista degli effetti benefici sull’organismo, soprattutto quando associata a uno stile di vita sano. Eppure, già nel 2019, l’Eco di Bergamo ci ricordava come il 36% dei bergamaschi è in sovrappeso.[3] Lontano dal ben più grave problema dell’obesità negli USA, anche la popolazione orobica si trova però dinanzi a rischi analoghi, soprattutto in considerazione del fatto che le città che abitiamo sembrano incentivare uno stile di vita prettamente sedentario, in cui l’attrazione principale per uscire di casa è andare a fare la spesa.


Ciò è specialmente valido a Treviglio, sempre più ‘città dei supermercati’, sempre meno ‘città verde’, a causa di una incontenibile politica di (s)vendita del patrimonio immobile alle grandi catene di discount.


***


Se si osserva la trasformazione di Treviglio negli ultimi anni, parrebbe che chi la governa voglia trasformarla in una città di mangioni disposti a respirare aria pessima. O, ancora peggio, sembra che chi dovrebbe occuparsi della cura dei cittadini, ritenga i trevigliesi più interessati ad andare a caccia di offerte a basso costo invece che andar per funghi, raccogliere fiori o stare all’aria aperta.


Anche considerando il via vai di persone in campagna in questi primi weekend di primavera – favorito da iniziative private di successo come, ad esempio, la raccolta dei tulipani presso la Cascina Pelesa – è evidente come il profilo del trevigliese sia ben diverso da quello del procacciatore compulsivo di cibo. Piuttosto, il trevigliese appare attento al proprio stile di vita all’aria aperta, alla condivisione e al verde.


Sulla base del disequilibrio tra mangiare (troppo) e respirare (male) che gli spazi della nostra città mettono in luce, sono convinta che si possa fare meglio: in risposta a una città che perde terreni di proprietà in favore di ipermercati e relativi parcheggi, propongo di salvaguardare e tutelare il nostro patrimonio realizzando parchi. Non prati. PARCHI.


È l’Unione Europea che ci ricorda come, nel pensare al futuro delle città, sia fondamentale considerare la creazione di spazi pubblici per aumentare la vivibilità dei contesti urbani, per favorire l’interazione sociale e per sostenere il benessere psico-fisico: i parchi, in questo senso, sono di primaria importanza.[4]

L’antropologo francese Marc Augé poneva i centri commerciali – ma anche gli ipermercati, direi – tra i ‘nonluoghi’ per eccellenza, ovvero spazi di transito, di passaggio e mai di relazione.[5] Se la gestione della città è dirottata in questa direzione, ovvero verso la costruzione di luoghi in cui prevale l’individualismo, l’incontro precario e l’acquisto (compulsivo?), viene da chiedersi: quali sono gli effetti dell’attuale politica sulla salute della città e dei cittadini?


Inoltre, ricordando la celebre massima, ‘non di solo pane vive l’uomo’, è evidente come un’alternativa agli incontri tra persone nelle corsie dei surgelati sia auspicabile per Treviglio, per far respirare il corpo e la mente.


In considerazione di ciò, la mia proposta è la seguente: salvare quel che resta dell’appezzamento su cui verrà realizzato il prossimo, ennesimo, supermarket – sulla strada statale che porta a Caravaggio – prima che venga (s)venduto a sua volta, costruendo un parco cittadino votato al fitness e alla salute fisica e mentale dei trevigliesi.


[1] https://www.asle.org/stay-informed/asle-news/public-engagement-workshops/ [2]https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/01/20/inquinamento-atmosferico-e-smog-brescia-e-bergamo-prime-in-europa-per-mortalita-da-polveri-sottili/6072194/ [3]https://www.ecodibergamo.it/stories/premium/Cronaca/a-bergamo-il-36-e-in-sovrappesoecco-qualche-consiglio-per-stare-in-forma_1324479_11/ [4] https://urban.jrc.ec.europa.eu/thefutureofcities/space-and-the-city#the-chapter [5] Si veda Marc Augé, Nonluoghi, Elèuthera, 2018. Puoi acquistarlo a questo link: https://www.ibs.it/nonluoghi-libro-marc-auge/e/9788833020068?inventoryId=96187307


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