NON DOBBIAMO PIU' ESSERE SPETTATORI - Quando gli aguzzini sono i figli

I genitori che non sono più in grado di fare gli adulti, ragazzini e ragazzine prigionieri di mondi sempre più virtuali dove l’esempio da seguire è quello del branco, del più forte, di chi si inpone anche usando la violenza.

E famiglie che, isolate e in silenzio, vivono il dramma di maltrattamenti ed episodi di rabbia incontrollata davanti ai quali non è più possibile fare silenzio.

A pochi giorni dai funerali di Manuela Guerini, la mamma 43enne uccisa con una coltellata dalla figlia 15enne, non è possibile voltare il viso dall’altra parte e fingere che non sia mai accaduto – o peggio – che non accadrà più.

Questo piuttosto dovrebbe essere l’obiettivo di una società che si definisce evoluta, ma che ancora oggi – troppo spesso – abbandona i minori e i loro stessi genitori condannandoli a un isolamento che può solo peggiorare situazioni già al limite.

Un traguardo da raggiungere per la costruzione di reti sociali solide e accessibili.

E’ quello che sostiene l’avvocato Laura Rossoni che nella sua esperienza professionale ha incontrato e sta incontrando, e sta incontrando sempre di più, casi di violenza familiare dove a trasformarsi in aguzzini sono i figli adolescenti.

“Dobbiamo smetterla di essere spettatori -ha commentato Rossoni – gli adulti devono tornare a comportarsi da adulti e riprendere il loro ruolo educativo, invece siamo sempre più anestetizzati, ornai insensibili anche nei confronti di quello che succede davanti ai nostro occhi”.

L’ultimo esempio proprio lunedì sera uando un 13enne è stato minacciato e aggredito da dei ragazzini che gli hanno rubato il cellulare.

“Mentre tutto ccadeva c’era chi riprendeva con il telefonino invece di intervenire o chiedere aiuto – ha aggiunto – è stato il 13enne a chiamare la Polizia: è possibile un comportamento del genere? E’ stato lasciato solo”.

Quella stessa solitudine che spinge i ragazzi sempre più giovani ad agire in branco, convinti che tutto si un gioco.

“spesso nemmeno si rendono conto che le loro azioni hanno un risvolto penale, non pensano di trasgredire la legge, semplicemente non sanno cosa fare e forti del sostegno del branco agiscono contro chi è più debole – ha proseguito – Questi gesti violenti accadono sempre davanti al gruppo, gli spettatori senza i quali non farebbero nulla.

Ma la cosa più preoccupante bè che non sono più in grado di provare empatia.

Non si mettono mai nei panni delle vittime e quindi perdono qualsiasi freno inibitore resi più forti dalla presenza del branco”.

Ma se gli episodi di bullismo e cyberbullismo sono, orami a nostro malgrado, parte della cronaca nera quotidiana, c’è un fenomeno di cui invece si parla ancora troppo poco, ma che sta assumendo proporzioni preoccupanti.

Si tratta della violenza fra le mura domestiche dove a farne le spese sono i genitori in particolar modo le madri.

“E’ necessario rompere il silenzio su questo fenomeno – ha sottolineato Rossoni – Spesso non se ne parla per paura o vergogna, ma se non si interviene con un adeguato sostegno, il rischio è che rabbia e frustrazione, che non trovano canali “sani” per sfogarsi, diventino la causa di tragedie come quella accaduta due settimane fa. E dall’altra parte questi ragazzini possono contare su pochi stimoli e su spazi di aggregazione esistenti”.

Un sostegno che deve arrivare attraverso il sostegno di reti sociali attive, non solo dai servizi sociali.

“E’ necessario cogliere per tempo i segnali di un disagio nei ragazzi – ha spiegato – un gesto, come quello compiuto dalla 15enne ai danni della madre, non arriva dal nulla.

Ci sono manifestazioni del disagio che è impossibile intercettare molto prima, negli anni, per evitare che si giunga a una situazione fuori controllo.

Questi segnali non sono stati colti, questa ragazza non ha trovato la mano tesa che cercava e si è sentita in trappola e senza scampo.

E’ una tragedia, ma non serve stare in silenzio.

Non si tratta di giudicare, ci sono due vite comunque distrutte, ma è giusto e indispensabile interrogarci su cosa dovremmo potuto fare per evitarlo. Non possimao solamente passare oltre”.

Ma la risposta non sono solamente i servizi sociali comunale, ma reti scolastiche e territoriali che possano offrire ai ragazzi, ma anche ai genitori l’occasione di trovare sostegno e confronto.

“Bisogna investire maggiormente su questi servizi – ha puntualizzato – non solo per i ragazzi, ma anche per le loro famiglie.

Serve uno sportello che dia sostegno alla genitorialità perché sono ormai molti i genitori che sentono di non riuscire più a gestire i propri figli e che diventano loro stessi bersaglio di un disagio che non hanno saputo riconoscere e affrontare”.

Per questo Rossoni torna a puntare il dito contro lo spostamento dei servizi, come il consultorio famigliare nella palazzina RSA Anni sereni.

“Non è una scelta adeguata – ha concluso – questi servizi devono essere accessibili e portarli vicino all’ospedale allontana ancora di più chi ne avrebbe veramente bisogno”.


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