Treviglio, servizi sanitari fuori dal centro città

Nelle ultime settimane il tema dei servizi sanitari territoriali e del loro futuro ha trovato spazio nel dibattito cittadino, anche a seguito dell’ultimo Consiglio Comunale. La salute riveste un ruolo centrale nel discorso pubblico anche a seguito della pandemia, un evento che non solo ha colpito pesantemente il territorio, ma che ha permesso di verificare la concreta efficacia dei modelli sanitari vigente e delle loro scelte organizzative e operative al fine di fornire risposte essenziali per la nostra sopravvivenza.

Recentemente è stata comunicata l’intenzione dell’ATS di chiudere la sede del Distretto di Treviglio (che serve anche i Comuni limitrofi): si tratta di una sede che storicamente – e non a caso – si trova in centro alla nostra città (già mutua di via Matteotti, ora in via San Giovanni Bosco, all’angolo di via Rossini). Parte dei servizi attivi in tali spazi sarà infatti trasferita presso la struttura ospedaliera e, in parte, nella limitrofa RSA ‘Anni Sereni’. Le ragioni di questa scelta sono motivate dalla presunta funzionalità di ‘concentrare’ i servizi territoriali presso il presidio ospedaliero. È stato infatti indicato che, con la scelta di attuare questo spostamento, i cittadini che devono recarsi in ospedale potranno ‘sbrigare’ altre incombenze nella medesima sede: effettuare il cambio del medico, scegliere i presidi sanitari necessari per i congiunti anziani o disabili, oppure rinnovare la patente.

Questa prospettiva, tuttavia, può risultare in contraddizione con la natura stessa dei servizi sanitari territoriali. Questi, di cui il Distretto Socio-Sanitario ne rappresenta il fulcro, sono infatti stati pensati (a livello internazionale, nazionale e regionale) come funzionali a bisogni di salute che non necessitano l’accesso ospedaliero. I servizi sanitari territoriali sono dunque organizzati per favorire la cura preventiva, che non richiede gli apparati, le strutture e l’organizzazione di un ospedale.

La sanità territoriale (distrettuale) è, per definizione, di ‘prossimità’, ovvero di vicinanza al cittadino. Si tratta di servizi diffusi nel territorio e facilmente accessibili. Il concetto di ‘prossimità’ non si riferisce solo a una ‘vicinanza’ fisica, ma a tutto ciò che non è il frutto d’istituzionalizzazione e che non richiede un ricovero. L’idea di prossimità rinvia a forme di socialità che appartengono alla vita quotidiana, come il mutuo aiuto, o la cura presso il proprio domicilio (tra cui, ad esempio, il servizio di assistenza domiciliare integrata). Non a caso l’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) o la valutazione dei bisogni delle persone fragili hanno sede nel Distretto. Il Distretto è la sede in cui si ritrovano anche i medici di famiglia. Nei Distretti si dovrebbe dunque operare al fine di rafforzare la medicina preventiva, così indispensabile per affrontare al meglio crisi epidemiche come quella che stiamo vivendo. Inoltre, nella prospettiva della sanità territoriale prevale l’idea che i soggetti che esprimono un bisogno debbano essere a loro volta i protagonisti della costruzione di risposte: sono infatti i cittadini a poter generare livelli di benessere difficilmente conseguibili con la mera ‘prestazione’ professionale. Prossimità, infine, significa perseguire un’interazione con le amministrazioni locali, con il terzo settore, con il volontariato, con i patronati, ecc. La sanità del territorio ha, quindi, per definizione, un significato alternativo a quella Ospedaliera e/o residenziale.

Per questi motivi, la chiusura del Distretto di Treviglio e la sua ‘ospedalizzazione’ rappresenterebbe una programmazione problematica: la prospettiva di accentrare tutti i servizi sanitari in un solo luogo, l’ospedale – come se si trattasse, ad esempio, di un centro commerciale – significa venir meno al rafforzamento della sanità territoriale e a un servizio di assistenza capillare in città. Inoltre, una programmazione efficace della sede ospedaliera dovrebbe occuparsi di migliorare le risposte che sono proprie a questi luoghi: ottimizzare il pronto soccorso o i bisogni sanitari che necessitano di periodi più o meno lunghi di degenza, in relazione al quale esistono anche a Treviglio margini di miglioramento ed efficienza.


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