Un parco vale l’altro?

Mentre un numero sempre crescente di cittadini – a oggi 1700! – ha espresso parere favorevole circa l’idea di salvare il terreno di proprietà del Comune in via Carlo Porta, nei giorni scorsi si è tornati a parlare della possibilità che l’Amministrazione investa nella costruzione di un altro parco, in un altro luogo ben noto ai trevigliesi: l’ex cava Vailata.

Per chi l’avesse dimenticato, l’area della ex cava è stata al centro di molteplici discussioni negli anni scorsi data la possibilità che potesse diventare una discarica di amianto. Ribadiamolo: discarica di amianto! Anche in quell’occasione, l’impegno dei cittadini e delle associazioni ‘ambientaliste’ del territorio è stato fondamentale per far sì che quello che sembrava un tragico destino ormai segnato si potesse tramutare nel lieto fine che ora conosciamo. (Lascio al lettore ‘smemorato’ il compito di informarsi su chi fosse a favore e chi contro questo progetto. Lascio, invece, al lettore pigro il compito di scrivere al Comitato Tutela Ambiente di Treviglio a info@ambitrev.it, ad esempio, per ricevere informazioni sulla vicenda).


‘Parco’ non è una parola magica. Non è una toppa da applicare alla città come su pantaloni sgualciti, o una pillola per quitare gli animi di ambientalisti inaspriti dalle politiche molto-poco environmental friendly del nostro territorio. Soprattutto nel caso di Treviglio, un parco dovrebbe essere un progetto legato alla salute della città e per far fronte ai problemi di un ecosistema viziato da una delle ‘arie’ più inquinate e cancerose d’Europa.[1] Perché, in fondo, è di questo che si parla.


Mi porto con le mani avanti dicendo che quando entra in gioco la salute fisica, mentale e ambientale non può essere sollevato il discorso dell’“o uno o l’altro”. In altre parole, la discussione non dovrà vertere su QUALE tra:


a) il terreno di Carlo Porta – come proposto da Faremeglio

b) l’area della ex cava Vailata – come proposto dall’Amministrazione


dovrà diventare parco. Piuttosto, l’attenzione dovrebbe essere rivolta a COME usare al meglio questi spazi (entrambi) a servizio della comunità, sulla base delle loro caratteristiche.


La risposta è sempre quella: usarli al meglio.


Tra i vari parametri che possiamo valutare per tentare di raggiungere tale obiettivo, questo breve articolo si concentrerà su uno degli aspetti più evidenti dei terreni in questione: la loro posizione.


Guardiamo la fotografia in allegato:



Il parco di Via Carlo Porta, in BLU, oltre a rappresentare un’idea nata da un’azione ‘dal basso’ per il contrasto al consumo di suolo e per la salvaguardia della parte est della città dalla costruzione di un nuovo supermercato rappresenta un progetto che potrebbe (finalmente) rispondere alle esigenze specifiche della zona, già elencate nel mio precedente articolo:

- il parco metterebbe in connessione: la cascina Ganassina (dell’ITAS Cantoni), gli orti comunali (adiacenti al terreno in questione) e un reticolato di strade bianche da percorrere a piedi che si connettono a paesi limitrofi, tra cui Caravaggio e Brignano Gera d’Adda.

- il parco fungerebbe da oasi per le migliaia di studenti che frequentano il polo Cantoni-Oberdan-Weil-Archimede. - il parco fungerebbe (in orario mattutino) da supporto per attività di educazione fisica, ad esempio, per il Liceo Weil, che nella succursale ‘Filandone’ non possiede una palestra.


Un’altra immagine, più dettagliata, chiarisce bene la vicinanza del terreno ‘da salvare’ al polo scolastico in questione:


L’immagine seguente, invece, mostra come il terreno di Via Carlo Porta sia vantaggioso in qualità di raccordo con la rete di strade campestri che collegano Treviglio ai paesi limitrofi.



Insomma, un parco in via Carlo Porta risulterebbe in una posizione strategica per offrire un servizio fondamentale alla città sotto molteplici punti di vista: viabilità, salute, scuola. Una vera prospettiva eco-logica!


Il lotto dove sorgeva l’ex cava Vailata, in ROSSO, rappresenta senza dubbio un’area ben più estesa rispetto a quella di via Carlo Porta. Tuttavia, il fatto che si trovi oltre una cortina di capannoni, ai margini non solo della città ma anche della sua zona industriale, lo rende una location problematica per la realizzazione di un vero parco urbano.


L’area è infatti difficile da raggiungere, fuori mano per studenti, anziani e famiglie tanto da farlo sembrare quasi più un parco per Calvenzano che per Treviglio. Inoltre, essere costretti a raggiungere in auto un parco che dovrebbe favorire il miglioramento della qualità dell’aria appare un controsenso.

Queste, in breve, alcune delle riflessioni utili per rispondere alla domanda – COME usare al meglio le possibili aree destinabili a parco a servizio della comunità, sulla base delle loro caratteristiche? In relazione a ciò, la proposta di intervento è la seguente:


1. Che il terreno di via Carlo Porta resti di proprietà del Comune, e quindi della collettività, diventando un’area dedicata al fitness, e alla salute fisica e mentale.

2. Che il terreno dell’ex cava Vailata rientri in un ‘salvagente’ verde che circonda la città e che, attraverso una piantumazione di alberi significativa possa fungerne da ‘polmone’, come mezzo per ridurre il CO2. L’ideale sarebbe realizzare un bosco ‘mangia-smog’ come già visto in tante altre città.[1]


In conclusione, si può affermare che, senza dubbio, più proposte di verde pubblico emergono meglio è per la salute della città e dei cittadini. Tuttavia, è importante ricordare che non è vero che ‘un parco vale l’altro’. Ogni parco deve essere pensato con attenzione per rispondere a un’esigenza dell’area in cui sorgerà. Perchè si può Faremeglio.


Stefano Rozzoni


PS. Per qualunque osservazione, chiarimento o riflessione, non esitare a contattarmi a rozzoni.stefano@gmail.com


[1] https://www.bergamonews.it/2021/01/21/bergamo-e-il-triste-primato-di-morti-smog-e-cancro-necessarie-politiche-a-favore-dellambiente/416681/

[2] https://www.padovaoggi.it/attualita/paulownia-pianta-mangia-smog-coldiretti-padova-24-gennaio-2020.html

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